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Tutta la Vita Davanti

27/03/2008 | postato da: Marco Spagnoli | Commenti 0


Tutta la vita davanti è, soprattutto un racconto del nostro tempo con le sue luci e le nostre ombre. Noi non ce la sentiamo di stracciarci le vesti e come novelli Savonarola annunciare la fine del mondo. Viviamo in un’epoca difficile costellata di nuove forme di sofferenza, solitudine e sfruttamento. Questi non sono più anni relativamente ‘facili’ da leggere. Non è più l’era di Miracolo a Milanodove il cattivo di turno era identificabile immediatamente nel padrone arrogante con il cilindro. La società è cambiata e noi dobbiamo attrezzare uno sguardo nuovo, altrimenti il rischio è quello che non capiremo mai nulla e andremo dietro sempre a dei luoghi comuni un po’ melensi e consolatori. Questo film racconta qualcosa di nuovo: il disagio moderno nei confronti del lavoro e della vita. Non c’è più la fabbrica fumigante di Metropolis, né la catena di montaggio di Tempi moderni con Charlot e la condizione delle ragazze protagoniste di questo film è quella di tutti quanti noi: nel bene e nel male. Tutti quanti siamo dei precari. Personalmente non credo che nessuno che viva una qualsiasi nostalgia nei confronti del passato fantozziano ‘dalla culla alla tomba’ dentro alla stessa azienda a temere i furori del mega direttore galattico. La vita moderna è senz’altro un’esistenza di natura flessibile dove si può e si deve cambiare. La flessibilità, però, deve diventare un’opportunità e non una debolezza per subire un’atroce ingiustizia. 

Tutta la vita davanti
è,soprattutto un racconto del nostro tempo con le sue luci e le nostre ombre. Noi non ce la sentiamo di stracciarci le vesti e come novelli Savonarola annunciare la fine del mondo. Viviamo in un’epoca difficile costellata di nuove forme di sofferenza, solitudine e sfruttamento. Questi non sono più anni relativamente ‘facili’ da leggere. Non è più l’era didove il cattivo di turno era identificabile immediatamente nel padrone arrogante con il cilindro. La società è cambiata e noi dobbiamo attrezzare uno sguardo nuovo, altrimenti il rischio è quello che non capiremo mai nulla e andremo dietro sempre a dei luoghi comuni un po’ melensi e consolatori. Questo film racconta qualcosa di nuovo: il disagio moderno nei confronti del lavoro e della vita. Non c’è più la fabbrica fumigante di, né la catena di montaggio dicon Charlot e la condizione delle ragazze protagoniste di questo film è quella di tutti quanti noi: nel bene e nel male. Tutti quanti siamo dei precari. Personalmente non credo che nessuno che viva una qualsiasi nostalgia nei confronti del passato fantozziano ‘dalla culla alla tomba’ dentro alla stessa azienda a temere i furori del mega direttore galattico. La vita moderna è senz’altro un’esistenza di natura flessibile dove si può e si deve cambiare. La flessibilità, però, deve diventare un’opportunità e non una debolezza per subire un’atroce ingiustizia.

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